L’AGeSC di Perugia festeggia il primo anno di attività

Riflessione sul senso della Scuola Cattolica nella provincia e sul ruolo dell'AGeSC

A gennaio il Comitato Provinciale di Perugia compie un anno.

Nello spegnere la prima candelina, da Presidente non posso che formulare al comitato l’augurio di rito: “100 di questi giorni”. Tuttavia, pur nell’entusiasmo “dell’infanzia”, il tempo presente è per la nostra provincia, come penso per molte altre realtà, oggettivamente difficile e complesso, caratterizzato da cambiamenti che forse, già i nostri figli, ma sicuramente i nostri nipoti, arriveranno a definire epocali.

Tralasciando di esaminare molte delle implicazioni socio-economiche e culturali che contraddistinguono questo complesso e, per molti aspetti, doloroso passaggio, sottolineerò solo quelle considerazioni che ritengo fondamentali per meglio comprendere alcuni aspetti della nostra contemporaneità e, se volete, del vissuto quotidiano di ciascuno di noi, comunque riguardanti direttamente il significato e il ruolo della scuola cattolica nel nostro contesto. Da queste considerazioni, condivise con gli amici con i quali coordino localmente l’associazione, e naturalmente con i dirigenti nazionali, nasce l’orientamento del “neonato” comitato di Perugia.

È vero, la scuola cattolica è in progressiva contrazione in ogni regione, magari a dispetto di tanti sforzi profusi sia in ambito laicale che clericale. In Umbria, da sempre regione con un carattere spiccatamente anticlericale e laicista, ed una rilevante diffusione massonica ed esoterica, questa crisi è ancora più marcata e avvilente.

Così, prendere coscienza di questa realtà dispiace, e profondamente, soprattutto a quanti, come me, hanno vissuto da ragazzi una felice esperienza nella scuola cattolica. Tuttavia, non si deve commettere l’errore di cadere in un paralizzante scoramento, perché il cristiano è colui che vive con serenità il presente, nella consapevolezza che le difficoltà attuali portano in se stesse anche il germe di un futuro migliore. Siamo infatti certi, nonostante l’uomo sia imperiosamente chiamato a far fruttificare i talenti ricevuti, cioè ad impegnarsi, che è Dio che conduce la storia, cosicché nulla vi è da temere. In sostanza, ciò che forse stiamo vivendo risponde più alla logica evangelica dell’essere fermento, per far crescere una massa, piuttosto che a quella mondana dell’omologazione globale. Ma, se questa dell’essere fermento dovesse poi rivelarsi realmente la vocazione nazionale dell’AGeSC, ma lo è sicuramente nel contesto perugino, come si può dire che così non va bene, che non ci piace? Piuttosto, dovremmo sentirci seriamente chiamati a riflettere circa le modalità più idonee per incarnare questa vocazione, senza escludere l’opportunità-necessità che l’Associazione assuma un innovativo ruolo anche nel più ampio contesto scolastico statale, sempre salvaguardando la sua identità e lo spirito che l’ha generata.

Pur tuttavia non possiamo esimerci dall’interrogarci sulle cause della crisi in cui versa la scuola cattolica, dal momento che è solo individuandole che potremo elaborare efficaci strategie per concretizzare proprio quel futuro che è alle porte, e che altro non è se non il futuro dell’uomo stesso, sia del credente come dell’agnostico, l’uno indissolubilmente legato a quello dell’altro.

Così, non pensando di esporre chissà quale innovativa analisi, sono convinto che l’origine dell’attuale situazione, più che ad una pletora di pur oggettivi problemi organizzativi e finanziari, debba al fine essere ricondotta prevalentemente a quella strisciante crisi di fede che si è impossessata dell’uomo ormai da un paio di secoli a questa parte. È tuttavia solo a partire dal secondo conflitto mondiale che questa crisi è divenuta vieppiù dilagante fino a sfociare, corroborata dagli strabilianti progressi nelle discipline scientifiche e nella tecnologia, in una sorta di delirio di onnipotenza quale è quello che oggi osserviamo. E gli attacchi alla vita, in tutte le sue espressioni, e alla famiglia, che ne è la depositaria naturale, non sono altro che la punta dell’iceberg. È da questo contesto allora che nasce l’individualismo, un’esasperata versione della babele biblica, che, affondando le radici proprio nel rifiuto della natura di creatura, genera nell’uomo una condizione di cecità interiore che gli impedisce di sapere più chi è realmente e perché vive e lo riduce ad un consumatore follemente indaffarato nella continua ricerca dell’avere. Da qui il disagio giovanile, l’abbandono scolastico, l’isolamento degli anziani, e via via verso le forme più esasperate della deviazione umana.

Insomma, il contesto sociale nel quale oggi viviamo è evidentemente e profondamente diverso da quello, sì di scarse possibilità economiche, ma anche di intense relazioni umane, che ha generato e sancito la “fortuna” della scuola cattolica, quella con le iniziali maiuscole.

Ma se il contesto sociale del popolo era comunque, e per molti aspetti, umanamente ed economicamente semplice, lo sviluppo della scuola cattolica e la sua affermazione qualitativa la si deve sostanzialmente alle intuizioni e alla fede di uomini e donne che, suscitati dalla Spirito Santo, si sono prodigati per concretizzare quel desiderio di amore per l’uomo che Cristo ha instillato nel profondo del loro cuore. Insomma un amore che, vivificato dalla misericordia di Cristo, non poteva non essere riversato con altrettanta misericordia e carità nel compimento della missione educativa recepita. Allora una scuola cattolica nata dalla fede, una fede ricca di opere, opere che attestavano e trasmettevano la fede.

Oggi, per certi aspetti, ripercorrendo una sorta di ellissi storica, con i dovuti distinguo, stiamo tornando a quella realtà e a rinnovate necessità di educazione e istruzione dell’uomo contemporaneo.

Allora da queste riflessioni, il senso ed il futuro della scuola cattolica e della nostra associazione.

Allora quanto più vere risuonano le parole di don Pierino: “formazione e riqualificazione”.

Ma attenzione: formazione e riqualificazione non solo culturale, pedagogica e metodologica, quanto piuttosto, e prima di tutto, formazione di operatori con una fede vera e radicata, affinché il loro impegno sia missione prima ancora che lavoro. D’altra parte, nella società attuale, e più che mai nell’ambito scolastico, ciò di cui si avverte più forte il bisogno è proprio della presenza di testimoni credibili dell’amore di Cristo che sappiano parlare con verità ed autorità al profondo del cuore degli uomini e delle donne contemporanei e a quelli che presto lo diverranno, cioè ai giovani.

A noi genitori cristiani resta comunque inalienabile il diritto-dovere di trasmettere la fede ai figli traducendola in comportamenti coerenti sia in famiglia che in ambito sociale e lavorativo al fine di costituire in ogni frangente un solido punto di riferimento per i nostri ragazzi.

 

       Sergio De Vincenzi - Presidente Comitato Provinciale Perugia