|
L’AGeSC di Perugia festeggia il primo anno di attività Riflessione sul senso della Scuola Cattolica nella provincia e sul ruolo dell'AGeSC |
|
Nello
spegnere la prima candelina, da Presidente non posso che formulare al
comitato l’augurio di rito: “100 di questi giorni”. Tuttavia,
pur nell’entusiasmo “dell’infanzia”, il tempo presente è per la
nostra provincia, come penso per molte altre realtà, oggettivamente
difficile e complesso, caratterizzato da cambiamenti che forse, già i
nostri figli, ma sicuramente i nostri nipoti, arriveranno a definire
epocali. Tralasciando
di esaminare molte delle implicazioni socio-economiche e culturali che
contraddistinguono questo complesso e, per molti aspetti, doloroso
passaggio, sottolineerò solo quelle considerazioni che ritengo
fondamentali per meglio comprendere alcuni aspetti della nostra
contemporaneità e, se volete, del vissuto quotidiano di ciascuno di noi,
comunque riguardanti direttamente il significato e il ruolo della scuola
cattolica nel nostro contesto. Da queste considerazioni, condivise con gli
amici con i quali coordino localmente l’associazione, e naturalmente con
i dirigenti nazionali, nasce l’orientamento del “neonato” comitato
di Perugia. È
vero, la scuola cattolica è in progressiva contrazione in ogni regione,
magari a dispetto di tanti sforzi profusi sia in ambito laicale che
clericale. In Umbria, da sempre regione con un carattere spiccatamente
anticlericale e laicista, ed una rilevante diffusione massonica ed
esoterica, questa crisi è ancora più marcata e avvilente. Così,
prendere coscienza di questa realtà dispiace, e profondamente,
soprattutto a quanti, come me, hanno vissuto da ragazzi una felice
esperienza nella scuola cattolica. Tuttavia, non si deve commettere
l’errore di cadere in un paralizzante scoramento, perché il cristiano
è colui che vive con serenità il presente, nella consapevolezza che le
difficoltà attuali portano in se stesse anche il germe di un futuro
migliore. Siamo infatti certi, nonostante l’uomo sia imperiosamente
chiamato a far fruttificare i talenti ricevuti, cioè ad impegnarsi, che
è Dio che conduce la storia, cosicché nulla vi è da temere. In
sostanza, ciò che forse stiamo vivendo risponde più alla logica
evangelica dell’essere fermento, per far crescere una massa, piuttosto
che a quella mondana dell’omologazione globale. Ma, se questa
dell’essere fermento dovesse poi rivelarsi realmente la vocazione
nazionale dell’AGeSC, ma lo è sicuramente nel contesto perugino, come
si può dire che così non va bene, che non ci piace? Piuttosto, dovremmo
sentirci seriamente chiamati a riflettere circa le modalità più idonee
per incarnare questa vocazione, senza escludere l’opportunità-necessità
che l’Associazione assuma un innovativo ruolo anche nel più ampio
contesto scolastico statale, sempre salvaguardando la sua identità e lo
spirito che l’ha generata. Pur
tuttavia non possiamo esimerci dall’interrogarci sulle cause della crisi
in cui versa la scuola cattolica, dal momento che è solo individuandole
che potremo elaborare efficaci strategie per concretizzare proprio quel
futuro che è alle porte, e che altro non è se non il futuro dell’uomo
stesso, sia del credente come dell’agnostico, l’uno indissolubilmente
legato a quello dell’altro. Così,
non pensando di esporre chissà quale innovativa analisi, sono convinto
che l’origine dell’attuale situazione, più che ad una pletora di pur
oggettivi problemi organizzativi e finanziari, debba al fine essere
ricondotta prevalentemente a quella strisciante crisi di fede che si è
impossessata dell’uomo ormai da un paio di secoli a questa parte. È
tuttavia solo a partire dal secondo conflitto mondiale che questa crisi è
divenuta vieppiù dilagante fino a sfociare, corroborata dagli
strabilianti progressi nelle discipline scientifiche e nella tecnologia,
in una sorta di delirio di onnipotenza quale è quello che oggi
osserviamo. E gli attacchi alla vita, in tutte le sue espressioni, e alla
famiglia, che ne è la depositaria naturale, non sono altro che la punta
dell’iceberg. È da questo contesto allora che nasce l’individualismo,
un’esasperata versione della babele biblica, che, affondando le radici
proprio nel rifiuto della natura di creatura, genera nell’uomo una
condizione di cecità interiore che gli impedisce di sapere più chi è
realmente e perché vive e lo riduce ad un consumatore follemente
indaffarato nella continua ricerca dell’avere. Da qui il disagio
giovanile, l’abbandono scolastico, l’isolamento degli anziani, e via
via verso le forme più esasperate della deviazione umana. Insomma,
il contesto sociale nel quale oggi viviamo è evidentemente e
profondamente diverso da quello, sì di scarse possibilità economiche, ma
anche di intense relazioni umane, che ha generato e sancito la
“fortuna” della scuola cattolica, quella con le iniziali maiuscole. Ma
se il contesto sociale del popolo era comunque, e per molti aspetti,
umanamente ed economicamente semplice, lo sviluppo della scuola cattolica
e la sua affermazione qualitativa la si deve sostanzialmente alle
intuizioni e alla fede di uomini e donne che, suscitati dalla Spirito
Santo, si sono prodigati per concretizzare quel desiderio di amore per
l’uomo che Cristo ha instillato nel profondo del loro cuore. Insomma un
amore che, vivificato dalla misericordia di Cristo, non poteva non essere
riversato con altrettanta misericordia e carità nel compimento della
missione educativa recepita. Allora una scuola cattolica nata dalla fede,
una fede ricca di opere, opere che attestavano e trasmettevano la fede. Oggi,
per certi aspetti, ripercorrendo una sorta di ellissi storica, con i
dovuti distinguo, stiamo tornando a quella realtà e a rinnovate necessità
di educazione e istruzione dell’uomo contemporaneo. Allora
da queste riflessioni, il senso ed il futuro della scuola cattolica e
della nostra associazione. Allora
quanto più vere risuonano le parole di don Pierino: “formazione e
riqualificazione”. Ma
attenzione: formazione e riqualificazione non solo culturale, pedagogica e
metodologica, quanto piuttosto, e prima di tutto, formazione di operatori
con una fede vera e radicata, affinché il loro impegno sia missione prima
ancora che lavoro. D’altra parte, nella società attuale, e più che mai
nell’ambito scolastico, ciò di cui si avverte più forte il bisogno è
proprio della presenza di testimoni credibili dell’amore di Cristo che
sappiano parlare con verità ed autorità al profondo del cuore degli
uomini e delle donne contemporanei e a quelli che presto lo diverranno,
cioè ai giovani. A
noi genitori cristiani resta comunque inalienabile il diritto-dovere di
trasmettere la fede ai figli traducendola in comportamenti coerenti sia in
famiglia che in ambito sociale e lavorativo al fine di costituire in ogni
frangente un solido punto di riferimento per i nostri ragazzi.
Sergio De Vincenzi -
Presidente Comitato Provinciale Perugia |